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Daft Punk, Random Access Memories

Nonostante i molteplici mood e texture, Random Acces Memories dei Daft Punk ha molto più in comune con gli Chic che con l'elettronica più tradizionale

Daft Punk, Random Access Memories
 
Da quando hanno iniziato a far girare la testa e muovere i piedi nel 1995 con “Da Funk”, il duo francese Daft Punk ha sempre preservato il proprio anonimato. I due “robot” Balgater e Homem-Christo hanno dato vita ad un “vocoder electro funk” che ancora oggi continua a crescere. Per Random Access Memories, il seguito di Human After All del 2005 e loro quarto album, i due pionieri hanno viaggiato all’interno dello star system per selezionare i co-piloti di questa nuova missione: Nile Rodgers, Julian Casablancas, Pharrel Williams, Panda Bear ma soprattutto Giorgio Moroder. Di origini italiane, Moroder è l’uomo che ha introdotto la musica elettronica nel mainstream con “I Feel Love” di Donna Summer, che ha prodotto artisti come Blondie, Bowie e Jackson, e che ha composto le colonne sonore di Scarface, Top Gun, American Gigolo, Flashdance vincendo Grammy, Golden Globe e Oscar.
 
Daft Punk, Random Access Memories
 
Daft Punk, Random Access Memories
 
Nonostante i molteplici mood e texture, Random Acces Memories ha molto più in comune con “Le Freak” (il famoso singolo degli Chic) che con l’elettronica vera e propria. Il disco infatti è una nostalgica ode all’arte della registrazione in studio, un antidoto alla musica moderna da “laptop”. A parte una traccia, tutto è suonato con “strumenti veri”. Chi avrebbe mai pensato che i Daft Punk avrebbero abbandonato i campionamenti per la chitarra “wah-wah”? Eppure sembra che la cosa colpisca, tanto che “Get Lucky” è arrivata al numero #1 delle classifiche in 46 Paesi. C’è tutta la disco anni ’70 in questo disco, che è il modo dei Daft Punk di omaggiare la storia della musica.
 
Daft Punk, Random Access Memories
 
Ed è anche alla storia della moda che si sono rivolti (Yves Saint Laurent – divenuta Saint Lauren Paris con l’avvento di Hedi Slimane) per modificare la loro divisa spaziale, trasformata in un completo con giacca da smoking nera in cui il dominio è dato dai glitter (mood principale di quegli anni ’70 a cui il disco fa riferimento). Con questo disco i Daft Punk ci insegnano che per evolversi la musica (e in generale l’arte) deve guardare indietro, imparare e portare rispetto ai maestri del passato per poter diventare un giorno maestri. Capito Hedi Slimane?  
 
 
 

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