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La psicologia della semplicità

Semplicità - una combinazione di bellezza e funzione: fluidità cognitiva e preferenza per i prototipi, l'effetto espositivo e la memoria di lavoro

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Per un motivo che non sappiamo ben spiegarci, è davvero difficile definire ciò che è “semplice”. Sappiamo riconoscere la semplicità se la vediamo, ma c’è qualcosa di più della sola nostra reazione che rende un prodotto “semplice” .

Steve Jobs diceva:

La semplicità può essere tanto difficile quanto complessa: si deve lavorare sodo affinchè il proprio pensiero sia talmente pulito da essere semplice. Ma ne vale la pena, alla fine, perché una volta arrivati lì, si possono spostare le montagne.

Se c’è tanto potere nella creazione di cose che sono semplici, perché è così facile mancare il bersaglio? Perché ciò che è semplice è così complesso?

Come la maggior parte delle cose nella vita, non c’è più solo l’aspetto superficiale della semplicità. Ecco come il nostro cervello comprende nuove informazioni, il perché alcune cose le consideriamo più semplici rispetto ad altre e in che modo è possibile utilizzare queste idee.

Fluidità cognitiva e la preferenza per i prototipi

Nel suo TED Talk Towards a science of simplicity, il professore di Harvard George Whitesides ha diviso la semplicità in 3 caratteristiche:

  • Prevedibile
  • Accessibile
  • Funge da blocco di costruzione

La parte più facile è la prevedibilità. Amiamo le cose semplicemente perchè sono facili da ricordare – non dobbiamo sforzarci molto per capirle. Il che è buono perchè la nostra mente lavora ad un ritmo frenetico.

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In uno studio del 2012 di Google e dell’Università di Basel, i ricercatori scoprirono che gli utenti valutavano l’estetica di un sito web e percepivano la sua funzionalità in 1/20 – 1/50 di secondo. In un tempo minore di uno schiocco di dita giudichiamo qualcosa di complesso come un sito web. 

Un giudizio che accade così velocemente avviene più per un fattore istintivo o emozionale che per un processo mentale. Ma questi giudizi sono realizzati dalla mente. Ma in un modo di cui non abbiamo effettivamente coscienza. 

Gli uomini sono genericamente cablati per prendere decisioni affrettate. Ciò che abbiamo sviluppato come risposta di fuga o di lotta (per salvarci dai predatori in natura, grazie evoluzione!) continua ad avere una grande influenza sulle nostre prime impressioni di nuovi stimoli. Per aiutarci a prendere queste decisioni veloci la nostra mente crea delle scorciatoie basate su aspettative o elementi prototipi.

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Gli psicologi chiamano la preferenza del nostro cervello per i prototipi fluidità cognitiva ed è una grande fetta di ciò che ci fa sembrare le cose “semplici”. 

La fluidità cognitiva riguarda come ci sentiamo nel ricevere delle nuove informazioni. È  l’esperienza soggettiva della facilità o difficoltà di portare a termine un compito mentale.

Se qualcosa la sentiamo facile, crediamo che quella cosa sia facile. È per questo che Harmut Esslingen, il designer tedesco che aiutò a creare l’iconico look dei prodotti Apple nel 1980, seguì il principio che “la forma segue l’emozione”.

Prendiamo ad esempio un sito web. Quando lo si crea, ci sono alcuni elementi prototipi che ci si aspetta di vedere: cose come la barra di navigazione in cima, oppure il check-out in alto a destra se si tratta di un e-commerce. Ogni tipologia di sito, da un online magazine a un fashion blog, possiede degli elementi prototipi.

Quando un sito non è conforme alle nostre aspettative è difficile per la nostra mente decodificarlo e spesso automaticamente lo giudichiamo o troppo complesso o progettato male.

Imparare il linguaggio della semplicità

Ci sono altri fattori in gioco della sola preferenza per gli elementi prototipali quando si tratta di un prodotto semplice.

Sin dagli anni 60, gli psicologi avevano studiato il solo effetto espositivo – l’idea che il numero di volte a cui siamo esposti a certi stimoli infici su come positivamente lo giudichiamo. È uno di questi concetti che i pubblicitari amano sfruttare (basti pensare ai terribili product placement nei film Ritorno Al Futuro), perchè non si deve riconoscere coscienziosamente lo stimolo.

Ma in ogni caso, non è la sola esposizione al singolo elemento che ha effetto su come lo giudichiamo. Un altro fenomeno mostra che siamo più attratti dagli stimoli che includono un numero di elementi comuni. Numerosi studi hanno dimostrato che in generale i visi diventano più attraenti quando sono miscelati con altri volti, o quando sono distorti verso la media della popolazione.

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La combinazione di elementi prototipi, familiari è più interessante per il nostro cervello, e più facile da capire, rispetto a qualcosa di completamente unico.

Semplicità – combinazione di bellezza e funzione

Sebbene la semplicità abbia a che fare inizialmente con la fluidità cognitiva, si conclude però con la facilità d’uso e accessibilità.

Quando manipoliamo attivamente le informazioni, come navigare un nuovo sito web o imparare ad usare un nuovo prodotto, si usa una parte del nostro cervello chiamata memoria di lavoro. Una bellissima cosa: l’unico problema della memoria di lavoro è esigente. È difficile ragionare continuamente su grandi quantità di informazioni in una sola volta. In realtà, gli psicologi hanno scoperto che la nostra memoria di lavoro arriva ad un massimo di circa 7 ‘voci’ di informazioni.

Ecco un esempio. Quando la Apple lavorò sul primo iPod, Steve Jobs applicò un rigido test: se voleva trovare una canzone o arrivare ad una funzione, doveva averla in soli 3 click.

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Nonostante tutta la complessità interna del iPod, Jobs sapeva che per sentirsi immediatamente a proprio agio con l’iPod, il dispositivo doveva essere semplice. Ciò significava essere al tempo stesso familiare nel suo aspetto e facile da usare (anche se non lo avevamo mai visto prima). Non solo la “clickwheel” (il pulsante centrale a forma di ruota) era semplice perché le sue azioni richiamavano a prototipi, ma l’interfaccia non intaccava la nostra memoria di lavoro.

Le cose semplici hanno una bassa barriera psicologica di entrata. Siamo in grado di utilizzarle senza alcuna formazione.

Come sfruttare la potenza della semplicità

Capire come il cervello consideri qualcosa come semplice è un ottimo inizio, ma in quale altro modo si può garantire che quello che si sta facendo si presenti come semplice?

1. Rubare dal passato

Gli elementi prototipi sono alla base della semplicità. Questo significa avere una profonda comprensione di ciò che sono le aspettative degli utenti

Quali sono gli elementi comuni con gli altri? Che cosa la gente si aspetta di vedere (o leggere, o sentire), quando vengono a voi? Definire gli elementi e sfruttare loro rende un prodotto immediatamente familiare e facile.

2. Creare i propri posizionamenti di prodotto

Tutto quello che si fa trasmette un messaggio su di noi. Ognuno di questi elementi è anche un opportunità per creare familiarità. Qualunque cosa si faccia, bisogna tenere a mente che più si sviluppa la familiarità con gli utenti, più il prodotto risulterà semplice o attraente.

3. Essere ‘se stesso, ma diverso’

Bisogna usare gli elementi prototipi, che sono così importanti, ma bisogna anche aggiungere novità e unicità in modo che la nostra versione spicchi. Una piccola deviazione può essere una buona cosa.

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Lo slogan della prima brochure della Apple nel 1977 diceva: “La semplicità è l’ultima raffinatezza”.

Ma non penso fosse corretto.

La semplicità non è necessariamente raffinatezza, ma piuttosto comodità. Sono le piccole cose che ti mettono subito a tuo agio.

Trovare un modo per utilizzare la semplicità a proprio vantaggio significa far sentire i propri utenti o pubblico istantaneamente bene. Pensate a quali sono le loro aspettative e come è possibile sfruttare le loro scorciatoie mentali per creare qualcosa che sia semplice, bello, ma diverso.

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This post originally appeared on the Crew blog.

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Comments

 
  • Maria Katia

    e niente, io di semplice non ho nemmeno i pensieri. Figurati