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Niccolò Fabi e la sua somma di piccole cose

Niccolò Fabi ci dice un po' di più della vita di tutti noi. Partendo dalle cose che abbiamo sotto al naso, soluzioni possibili ad ogni momento che viviamo

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Ci sono storie che ti entrano nel cuore. Che ascolti distrattamente in metro mentre stai affrontando il solito percorso mattutino che ti porterà a lavoro. E alla fine del tragitto senti di esserti emozionato, di aver riso, di aver pianto (dentro, per non dare nell’occhio), di aver riflettuto e di esser pronto a vivere.


Le storie sono quelle di Niccolò Fabi, a mio parere l’erede vero di Lucio Battisti, che attraverso le 9 belle canzoni del suo nuovo disco Una Somma Di Piccole Cose ci dice un po’ di più della vita di tutti noi. Partendo dalle cose più semplici, che abbiamo sotto al naso e che non ci rendiamo conto essere la soluzione possibile ad ogni momento che viviamo.

Niccolò Fabi e la sua Somma di Piccole Cose

Ed è proprio da questa idea che parte il disco di Niccolò. “Abbiamo due soluzioni: un bell’asteroide e si riparte da zero o una somma di piccole cose, una somma di passi che arrivano a 100, di scelte sbagliate che ho capito col tempo, ogni voto buttato, ogni cm in più come ogni minuto che abbiamo sprecato e non ritornerà”.

E lo spreco del nostro vivere si rispecchia anche in qualcosa di più tangibile, come le nostre città. Soprattutto se come me (e come Niccolò) abitate in una metropoli dove sono diventate ordinari modi di viverla che hanno messo da parte appunto le cose più piccole. Attenzione però, non è un attacco al progresso, ma un accorgersi di come i mezzi del progresso diventa modo per isolarsi ancora di più e non per costruire un’identità comunitaria forte. “Ha perso la città, ha perso la comunità, abbiamo perso la voglia di aiutarci” canta Niccolò.

C’è una voglia insomma di guardare al vivere bucolico come forma di libertà, con l’ignoranza delle sovrastrutture che impone la città moderna e la realtà cruda e reale di quello che la natura restituisce. “Più che felice e fertile se la filosofia diventa agricola. La terra che ci ospita comunque è l’ultima a decidere”.

Ma oltre a fattori esterni, la rivoluzione del vivere parte da noi, da un percorso molto più personale nell’essere in grado di distinguere i veri traguardi.”La muffa può sembrare caviale” dice Niccolò, invitandoci ad aprire gli occhi, a guardare più in alto perché “dalle formiche hai imparato solo a metterti in fila. Molliche come sempre per cena. La regina ci nasconde qualcosa” e arrivare ad un comportamento attivo anche se “le grandi rivoluzioni fanno molta paura, come molta paura fa fare grandi rivoluzioni”.

Ma il recupero delle piccole cose si riflette in tutto, anche nei rapporti d’amore. E Niccolò si concentra su un aspetto in particolare: il valore dello sbaglio. Quella volontà che hanno molti innamorati di non mollare solo perché le cose vanno male. E il conseguente perdono per gli errori commessi durante il tragitto. “Mi ha visto grasso toccare il fondo. Hai visto tutte quelle cose di cui io mi vergogno. Hai fatto finta di non vedere quanto tradivo, giocavo e imbrogliavo ma io so perché ancora adesso stringiamo i pugni e non ce ne andiamo da qui” dice Niccolò.

In questo quadro coraggioso ma un po’ desolante Niccolò conclude la sua storia ammonendo in modo quasi cinico che “Vince Chi Molla”. In realtà il messaggio è molto più forte: bisogna avere il coraggio di lasciare andare le cose. E’ un passaggio obbligato per crescere e migliorarsi. Bisogna uscire fuori dalla propria zona di salvezza e da tutte quelle abitudini. E lasciarsi andare.“Cerco di non trattenere più nulla, lascio tutto fluire. L’aria da naso arriva ai polmoni, le palpitazioni tornano battiti, la testa torna al suo peso normale. La salvezza non si controlla: vince chi molla”

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