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Pitti Uomo 2013

Un racconto di Pitti Uomo 2013, con le foto dei migliori brand, le storie delle migliori collezioni e gli eventi che coinvolgono l'intera città di Firenze

Vorrei poter creare un post non troppo lungo e possibilmente il meno noioso possibile, ma riuscire a parlare dell’esperienza del Pitti Uomo da un punto di vista personale, soprattutto il giorno dopo averlo vissuto, è davvero difficile da riassumere. Possedendo questo blog da solo un anno, Pitti non era uno di quegli eventi a cui avevo fatto mai caso, se non per l’enorme risonanza che avesse su qualsiasi tipo di testata (non solo di moda) nei giorni in cui accadeva. Ma tendenzialmente non sapevo cosa fosse. E anche prima di andarci, comunque, non sapevo di preciso che cosa aspettarmi. Per cui per me è stata una continua scoperta. Questo è il racconto di una persona che ha deciso di viverlo tutto in un giorno, probabilmente perdendosi delle cose e, forse, cogliendo solo alcune delle parti di uno di questi grandi eventi che, secondo me, molto spesso sono anche dispersivi. Ed è il racconto di una persona che ha avuto anche un po’ di fortuna nel viverlo, secondo me, nel modo giusto.

07.20

Sono partito molto presto (da Roma) per riuscire ad arrivare giusto in tempo per l’apertura (le 9.00): la Fortezza da Basso in cui viene svolto il Pitti è praticamente di fronte alla stazione di Santa Maria Novella per cui l’ansia di perdersi è stata ridotta al minimo (per uno come me che di ansia di perdersi ne ha è un toccasana!). Dopo qualche metro a piedi mi si è presentato di fronte la maestosità di quello che era a tutti gli effetti un grande evento: il fatto che alle 9 di mattina fosse massiccia la presenza di fotografi pronti ad immortalare “le tipiche foto di streetstyle” (quelle insomma che si vedono molto spesso su siti e giornali)  mi faceva capire che non si scherzava!


L’ingresso (stampa, diverso da quello dei visitatori) mi ha catapultato in una realtà praticamente ENORME, dove al centro vi era la famosa installazione di Vroom Pitti Vroom che erroneamente ho definito come punto di riferimento per alcuni incontri, cosa che però si è rivelato per tre quarti fallimentare. Questo per dire quanto l’orientamento sia davvero complicato all’interno del Pitti.

Nonostante ci fossero una serie di cartine, sono andato praticamente a tentoni. Il Pitti contiene una serie di padiglioni che, almeno nella mia mente, erano divisi in precise “aree tematiche”, anche se forse non è propriamente così, ma questo mi ha facilitato nel comprendere, dovendo fare tutto in un giorno, dove andare e dove probabilmente “farmi un giretto”. Il padiglione centrale ad esempio conteneva una serie di marchi che andavano da cose più vicine alle mie corde (lì ho conosciuto brand come Serafini o grafik:plastic – che io già conoscevo e amavo essendo un po’ fanatico della Corea del Sud) ma anche di natura “sartoriale” in cui personalmente non mi sentivo a mio agio perchè comunque non appartengono nè al mio stile nè comunque avrebbero interessato chi visita il mio blog che tutto è tranne che “sartoriale” 🙂

 
 
 

10.36

La mia mente quindi si è illuminata solo quando, girovagando, sono riuscito a distinguere la scritta Urban Panorama: si tratta di una serie di padiglioni (quindi non unico ma abbastanza limitrofi) che (come immaginavo) contenevano stand di brand, famosi e non, che riguardassero un mondo più vicino allo streetwear. E quindi al mio mondo. Visitando i vari brand (tra cui un padiglione dedicato a quelli scelti per il Calendario 2013 del Pitti, o almeno così mi è parso di capire) mi sono imbattuto in Rico, un brand dalla forte componente streetwear latina.

 

Caso ha voluto che proprio in quel momento a quello stand ci fosse Stefano Guerrini. Per chi non conoscesse Stefano (e se è così, molto male), è il giornalista (per me chiamarlo blogger mi sembra riduttivo, e lo dico da blogger) che cura su GQ Italia (sito) la rubrica Le Pillole di Stefano dove in pratica ha promosso (e anche lanciato) tantissimi brand e designer. Inoltre è un insegnante (di moda) allo IED e mille altre cose. Insomma, per me in Stefano traspare tutto quello che la moda è (e che secondo me deve essere): esperienze di vita, cultura, sensazioni, personalità (intesa proprio come insieme di caratteristiche psichiche e comportamentali). Lui è uno di quelli che ti fa comprendere che la moda è un progetto e non un mero momento estetico. Quando su ViralStyle aveva rilasciato un’intervista io avevo avuto il “coraggio” di rivelargli tutto questo e lui è stato molto carino nel leggere, rispondere al commento ed essere contento di aver lasciato intendere qualcosa di così positivo.

E’ stato per me quindi sorprendente che quando mi ha visto mi abbia riconosciuto e in men che non si dica, proprio come è nel suo stile (cioè con la naturalezza disarmante di chi questo lavoro lo ama), mi sono ritrovato in giro in alcuni di quegli eventi o brand che io immagino da solo avrei saltato, semplicemente perchè da ignorante non ne avrei mai colto la bellezza, la particolarità. Questa è stata la fortuna di cui vi parlavo: stare con Stefano mi ha permesso per esempio di non perdermi la presentazione che G Star Raw ha fatto in collaborazione con Leica nella creazione di una nuova fotocamera digitale, di conoscere il brand Bestofyou (sperimentazione geometriche su pelle su qualsiasi tipo di capo), di vedere la nuova collezione maschile di Massimo Rebecchi (con dei capi reversibili fantastici), di visitare Borsalino parlando della sua nuova linea, di conoscere Gentucca (Bini, stilista) e delle sue collaborazioni con dei nuovi brand (ammetto che solo quando è andata via ho chiesto a Stefano “ma era QUELLA Gentucca, vero?” quasi come un fan di una qualsiasi boyband). E poi ho assistito all’Alternative Set di CAMO, probabilmente una delle cose più carine del Pitti. Gli Alternative Set sono una sorta di “flash mob” di brand che improvvisano in una parte qualsiasi della Fortezza (ovviamente concordata) proprio un mini set per presentare la propria collezione. Era come una performance artistico/teatrale “live”. E’ stato un momento davvero bello (ce n’erano poi altre in giro, segnate attraverso dei flyer appositi, che però non ho avuto modo di vedere). Insomma, fino all’ora di pranzo sono stato catapultato in una realtà che mi ha davvero arricchito, dove ho “rubato” tantissime informazioni, storie. Dove, a mio parere, ho praticamente VISSUTO il Pitti. Sicuramente non tutto, ma l’ho vissuto secondo me nella maniera corretta: non come un buyer che cerca i vestiti più alla moda da vendere, ma come uno che apprezzando la moda approfitta dell’esposizione delle collezioni per capire, comprendere e conoscere. Vissuto come un momento “didattico”, il Pitti diventa davvero un gran bell’evento.

 
 

13.02

Soddisfatto quindi di questo, all’ora di pranzo ci siamo lasciati e io ho continuato il mio giro nel panorama urban volendo semplicemente visitare alcuni brand che conoscevo di nome e le loro collezioni, come D.A.T.E. Hub piuttosto che Pharmacy (ora divenuto Pharmacy Industry), di andare ad incontrare i miei amici Sunday21 e 2DiPicche Recycled (brand napoletani che conosco e amo da sempre). A quel punto, mentre continuavo a camminare per vedere gli stand “esterni” (quelli che insomma non sono nei padiglioni), ho avuto la chiamata di Ilenia di Pescara Loves Fashion e Jessica di The Fashion Heels e le ho invitate (visto che precedentemente avevo incontrato Camilla di Paillettes&Champagne) ad andare alla premiazione di Who’s On Next (il concorso per emergenti del Pitti), dove mi sono totalmente imbarazzato per una signora che durante il momento in cui i designer spiegavano le loro collezioni alla Sozzani si intrufolava in stile Paolini pur di avere una foto.

 
 

Lì ci siamo riuniti un po’ di blogger (ricordo Alessandro, Dario e tanti altri) e siamo andati nella parte Make, che si trovava proprio vicino alla premiazione. Make è una delle sezioni del Pitti dedicate alla riscoperta delle tradizioni e al lavoro dell’argianato. Qui Giulia di The Red Girl Smile ci ha fatto conoscere Chez Dede, che ci ha raccontato la sua esaltante storia per creare il suo prodotto di borse artigianali. Molto istruttivo ed emozionante.

16.15

A quel punto, oltre ad essere esausto (penso sia stata la giornata più calda degli ultimi millemila anni), insieme a Giulia e a Dario di Whosdaf (dopo una rifocillata, che ci voleva!) siamo andati via perchè ci avevano invitato all’evento Meltin’ Pot (anche se Dario ha avuto un contrattempo, mi spiace!) che si trovava in Via de’ Vecchietti in una palazzo antico davvero bello, con tantissime stanze praticamente rimaste “intattamente vintage”, dove era esposta tutta la collezione sia uomo sia donna, in cui il brand ha reinterpretato la sua storica mission di “jeans da hip hop” attraverso vestibilità nuove, tagli particolari e anche la sperimentazione di un materiale “anti-stropiccio”.

Dopo un paio di spritz rinfrescanti, ho accompagnato poi Giulia all’evento Superdry, il brand londinese ormai in Italia da 3 anni. L’evento si svolgeva non nello store bensì in un carinissimo androne di un palazzo tipico fiorentino dove vi era un buffet tipico di leccornie fiorentine, salumi, bruschette ma soprattutto la pappa al pomodoro. Ragazzi, ma cos’è la pappa al pomodoro? E’ tipo la cosa più semplice e buona del mondo! Per me si stava facendo tardi (che avrei perso il treno del ritorno) per cui ci siamo lasciati non senza prima concludere la giornata con la solita figuraccia: in diretta dallo store di Superdry c’era un djset in diretta su M20 e hanno pensato bene di farci due domandine. Penso di essermela cavata bene, ho parlato un po’ del brand, e sui trend ho consigliato QUESTE camicie. Ovviamente mi facevano notare che dalla radio non potevano vedere le camicie, per cui ho spiegato che parlassi delle camicie leggere di cotone a quadroni grandi dai multicolori tipiche di Superdry. Insomma, la mia figura di non pratico della radio l’avevo fatta.

21.04

Salutata Giulia, ho praticamente fatto 2 stradine dritte e sono arrivato alla Stazione, dove mi aspettava il treno di ritorno. Ho scaricato l’adrenalina in due secondi, la stanchezza è stata tanta ma non ho potuto far a meno di condividere su Instagram l’ultima foto della giornata (dalla stazione) riportando questo messaggio:

“Si ritorna a Roma. Pitti Uomo è stata un’esperienza fantastica: grazie a @stefano_guerrini per avermi fatto da mentore nell’ingorgo, avermi fatto conoscere realtà e personaggi da sogno e in generale essere la persona che è. Grazie a @whosdaf per la compagnia e le chiacchiere e a @giuliapergolati per la sua infinita gentilezza, bontà e simpatia. Grazie a tutte/i le/i fantastiche/i blogger incontrati: è stato un piacere conoscervi e ci sarà occasione per stare ancora insieme, ne sono sicuro 🙂 grazie in generale alla moda, questo bizzarro eccentrico semplice e fantastico mondo interdisciplinare, che quando vuole sa coniugare intelligenza, progetto, passione e creatività. Grazie anche a tutti voi che state leggendo questo messaggio perché vuol dire che anche voi ci credete ❤”

Questo quindi è stato il mio (primo) Pitti. Posso dire di averlo vissuto bene, di averlo condiviso con delle belle persone, probabilmente almeno un altro giorno sarebbe stato più opportuno per avere la completezza della situazione ma quello che ho fatto mi è bastato. In definitiva, probabilmente come molte cose, il Pitti bisogna viverlo nel modo giusto. In tal senso mi sento di confrontarlo molto con un museo: il Pitti è essenzialmente un’esposizione di marchi, proprio come il museo è un’esposizione di quadri. Esserci quindi significa essenzialmente poter guardare, vedere e toccare qualcosa che probabilmente si è visto solo nei libri (o nei giornali, nel caso della moda). E questa è sicuramente un’emozione. Ma secondo me il modo migliore per vivere il museo è VIVERE l’opera: cercare di capirla, sapere, conoscere. Mi sento di consigliare questo tipo di approccio per questo tipo di evento. E anche quando andate nei musei, ovvio. Girovagare guardando i quadri è una bella esperienza, ma stare lì a carpirne i segreti, a cercare (da soli o con chi è più bravo di voi) tutto ciò che circonda quella sola immagine è secondo me l’essenza dell’arte stessa, quale molto spesso la stessa moda è. Ovviamente, di tutti i brand citati ve ne parlerò più chiaramente e esaustivamente in dei post appositi cercando di destare il vostro interesse al massimo, come è successo a me.

Riccardo Onorato

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